Recensione “Carve the Mark” di Veronica Roth

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Ciao a tutti lettori,

oggi la nuova collaboratrice Anna, ci parlerà del nuovo romanzo firmato Veronica Roth. “Carve The Mark” è il primo libro di una duologia, uscito il 17 Gennaio grazie a Mondadori, con la copertina originale per nostra fortuna! Così come ha affermato la scrittrice durante un’intervista, questo libro nasce da un’idea avuta intorno ai dodici anni, cioè “cosa sarebbe successo se qualcuno della tua famiglia ti fosse stato tolto e se infine questo tornasse dopo essere stato rapito, ma diverso”. Ovviamente col tempo, l’idea si è evoluta ed è stata sviluppata ed arricchita molto bene.

Buona lettura!

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Titolo: Carve the Mark Autore: Veronica Roth Genere: Fantasy/Distopico Data di pubblicazione: 17 gennaio 2017 Editore: Mondadori Chrysalide Prezzo: 17,00 € Pagine: 504 (Duologia ancora senza titolo)

In una galassia lontana, dove la vita degli uomini è dominata dalla violenza e dalla vendetta, ogni essere umano possiede un “donocorrente”, ovvero un potere unico e particolare, in grado di determinarne il futuro. Ma mentre la maggior parte degli uomini trae un vantaggio dal dono ricevuto in sorte, Akos e Cyra non possono farlo. Al contrario, i loro doni li hanno resi vulnerabili al controllo altrui. Cyra è la sorella del brutale tiranno Shotet Ryzek. Il suo donocorrente, ovvero la capacità di trasmettere dolore agli altri attraverso il semplice contatto fisico, viene utilizzato dal fratello per controllare il loro popolo e terrorizzare i nemici. Ma Cyra non è soltanto un’arma nelle mani di un tiranno. La verità è che la ragazza è molto più forte e in gamba di quanto Ryzek pensi.   Akos appartiene al pacifico popolo dei Thuve, e la lealtà nei confronti della famiglia è assoluta. Quando lui e il fratello vengono catturati dai soldati Shotet di Ryzek, l’unico suo pensiero è di riuscire a liberarlo e a portarlo in salvo, costi quel che costi. Quando poi viene costretto a entrare a far parte del mondo di Cyra, l’ostilità tra i loro due popoli sembra diventare insormontabile, tanto da costringere i due ragazzi a una scelta drammatica e definitiva: aiutarsi a vicenda a sopravvivere o distruggersi l’un l’altro.

Come si può capire dalla trama, in questo libro è stata creata un’intera galassia completamente diversa dalla nostra ed inizialmente questa cosa mi ha reso difficile immedesimarmi o anche solo immaginarla. Però pian piano tutto è diventato più chiaro e mi è piaciuto leggere delle varie culture e storie dei pianeti dal punto di vista dei due protagonisti.

L’attenzione è focalizzata soprattutto sul pianeta di Thuvhe e sui popoli che lo abitano (i Thuvhesiti di Akos e gli Shotet di Cyra), per il resto si hanno degli scorci molto interessanti ma brevi come nel caso di Pitha, pianeta d’acqua con un popolo conosciuto per la sua praticità. Tutti gli esseri umani di questa galassia hanno un dono , chiamato “donocorrente”. Solo alcuni hanno anche un fato (i cosiddetti “predestinati”) ma non sempre sanno di cosa si tratta fino a quando non si manifesta.

“Vediamo centinaia di futuri, centinaia di possibilità. Ma un fato è qualcosa che accade a una specifica persona in ogni singola versione del futuro che vediamo, il che è molto raro. Sono i fati a designare le famiglie predestinate, non il contrario.”

Da un lato abbiamo Akos, un predestinato nonché figlio dell’oracolo in carica, che nasce e cresce nell’ ambiente pacifico di Thuvhe (al nord del pianeta) in una famiglia agiata e molto unita, fino a quando dei guerrieri Shotet lo rapiscono insieme al fratello a causa dei loro “fati”. Da quel momento, l’unica cosa che cercherà di fare sarà salvare il fratello a qualsiasi costo.

Dall’altro abbiamo Cyra che vive a Shotet, regione più equatoriale del pianeta, dove gli abitanti sono nomadi che per necessità sono diventati guerrieri. A capo di questa regione c’è il tiranno Ryzek Noavek, suo fratello, il quale sfrutta il dono della protagonista come mezzo di tortura per interrogare i nemici o semplicemente per giochi di potere. Per questo motivo è temuta dagli altri, e lei stessa, che si considera un mostro di cui avere paura, teme il suo potere. Nonostante crescere con questa consapevolezza la faccia sentire enormemente in colpa, è consapevole dell’impossibilità di sottrarsi al volere del fratello.

Diversi anni dopo il rapimento, Akos viene assegnato come servo di Cyra, in quanto riesce a limitare i danni collaterali del suo dono. Sarà l’unico a non vederla solo come un’arma di tortura nelle mani del fratello, cosa che la renderà più incline a scendere a compromessi. Anche se inizialmente entrambi lo faranno solo per i propri interessi, col tempo inizieranno ad interagire e a conoscersi fino a far nascere un’amicizia basata soprattutto sulla consapevolezza che solo con l’aiuto reciproco potranno sopravvivere, ma non sarà così facile anzi, ci saranno molti ostacoli e delusioni da superare. Saranno molto cauti nel mostrare i propri sentimenti ed entrambi cederanno ma soprattutto impareranno a fidarsi l’uno dell’altra. Da qui

per evitare spoiler, dico solo che potrebbe sembrare la solita storia banale dei due ragazzi che si innamorano ma non è affatto così. La loro storia è particolare, poco banale e descritta molto bene anche se devo ammettere che è già sentita e ricorda molto Shatter Me.

Una cosa che mi ha incuriosito moltissimo sono i ruoli dei protagonisti che nella maggior parte dei casi sembrano opposti a come sono soliti essere. In effetti, Akos è descritto come un ragazzo molto sensibile e compassionevole anche quando deve compiere scelte terribili per salvare la famiglia e nonostante l’addestramento e i vari eventi che hanno segnato la sua crescita, resta pur sempre un personaggio che sta male alla sola idea di dover uccidere qualcuno.

Al contrario Cyra è descritta come una ragazza forte, quasi brutale inizialmente che con l’evolversi della storia capirà di potersi ribellare diventando più forte caratterialmente ma non per questo perderà la letalità che la contraddistingue.

Ho amato i due punti di vista alternati che permettono di comprendere meglio le dinamiche e soprattutto i pianeti visti con occhi diversi (come ho già accennato) però non ho capito e non mi è piaciuta molto la scelta di utilizzare la prima persona per Cyra e la terza persona per Akos.

In generale devo ammettere che è un libro che consiglierei volentieri ma ha delle pecche perché nonostante la scrittrice sia stata molto dettagliata, quando ho finito il libro avevo la sensazione di incompletezza ma allo stesso tempo di eccessiva familiarità. Ad esempio avrei preferito avere più informazioni riguardo agli altri pianeti e avrei fatto a meno di qualche episodio poco rilevante ai fini della trama. Attendo il seguito sperando che possa risolvere qualche dubbio su questa nuova galassia anche perchè la storia di Cyra e Akos mi ha intrigato molto e potrebbe essere davvero una bella duologia!

Credo di aver detto tutto o almeno ci ho provato! Non mi resta che augurarvi una buona lettura!

 Chiamato in giudizio con colpevolezza!

Baci, Anna.

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